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Lo stato delle coltivazioni dopo l’alluvione

L’indagine dei tecnici della cooperativa sui campi dei soci colpiti dall’esondazione dei fiumi e dagli allagamenti

di Domenico Gallegati

L’asfissia radicale è il primo pericolo in cui incorrono le piante da frutto quando è ostacolata la naturale traspirazione del suolo. Gli allagamenti avvenuti in Romagna nei primi di maggio hanno interessato ampie porzioni di campagna destinata all’agricoltura e la perdurante presenza di acqua e di limo ha stressato, per alcune colture irrimediabilmente, l’attività vegetativa delle piante.

L’unicità dell’evento atmosferico e delle sue conseguenze ci ha visti all’opera in una situazione inedita, senza procedure da “manuale” – caso mai ne esistessero in agricoltura – con cui intervenire.
Abbiamo seguito il buon senso, cercando innanzitutto di limitare i danni e di confrontarci con agronomi e botanici specializzati in questo genere di condizioni ambientali, definendo linee guida operative.
Oggi, a un mese dalla seconda devastante alluvione, nelle coltivazioni dei soci è possibile descrivere un quadro di insieme migliore rispetto a quanto temuto nei giorni immediatamente precedenti. Per alcune aziende agricole, soprattutto le più vicine al corso dei fiumi, l’esondazione è stata devastante, danneggiando strutture, mezzi di lavoro e impianti, ma in generale la tenuta delle piante risulta perlopiù positiva e migliore rispetto alle prime considerazioni a caldo.

Dopo una prima ricognizione immediatamente successiva all’alluvione, la priorità è stata quella di non aggravare la situazione, preoccupandoci innanzitutto di ripristinare, ove possibile, la rete idrica scolante, evitando interventi “pesanti” che potessero peggiorare lo stato di compattamento del suolo: una condizione che, al pari della presenza di limo, riduce l’evaporazione dell’acqua dal terreno.

Per migliorare la capacità di osservazione del suolo e delle condizioni post alluvione, abbiamo inoltre effettuato carotaggi in profondità per valutare la quantità di acqua presente nel terreno e, anche dove la sommersione dei campi si è prolungata per giorni, le condizioni sono più che confortanti.
Abbiamo atteso così gli eventi, trovando a oggi un’analisi dei danni al momento moderatamente ottimistica.

La sintomatologia dell’asfissia radicale presenta un generale deperimento della parte aerea, con forte appassimento delle foglie. Difetti che, a distanza di un mese, dovrebbero essere evidenti e che per fortuna abbiamo riscontrato limitatamente e nelle zone dove la vicinanza dei fiumi ha reso più intensa e violenta la portata dell’esondazione.
È ancora presto per tirare le somme, data l’eccezionalità degli eventi occorsi ma, a oggi, la speranza è quella che la conclusione possa essere positiva per la grande maggioranza degli impianti frutticoli.

DOMENICO GALLEGATI – Tecnico agricolo in Granfrutta Zani.

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